Dec 05 2008

Tre cose solamente mi so ‘n grado – Cecco Angiolieri

Posted by Francesco in Poesia

Ecco a grande richiesta il testo-manifesto della poesia comico-giocosa:

Tre cose solamente mi so ’n grado,
le quali posso non ben men fornire:
ciò è la donna, la taverna e ‘l dado;
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.

Ma sì me le conven usar di rado,
ché la mie borsa mi mett’al mentire;
e quando mi sovvien, tutto mi sbrado,
ch’i’ perdo per moneta ‘l mie disire.

E dico: – Dato li sia d’una lancia!-
Ciò a mi’ padre, che mi tien sì magro,
che tornare’ senza logro di Francia.

Trarl’un denai’ di man serìa più agro,
la man di pasqua che si dà la mancia,
che far pigliar la gru ad un bozzagro. Read entire article.

Dec 01 2008

Al cor gentile rempaira sempre amore – Guido Guinizzelli

Posted by Francesco in Poesia

Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco. Read entire article.

Nov 26 2008

S’i’ fosse foco – Cecco Angiolieri

Posted by Francesco in Poesia

S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo;

S’i’ fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutt’i cristiani imbrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, ben lo farei:
a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i’ fosse vita, non starei con lui:
similemente faria da mi’ madre,

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui. Read entire article.

Nov 16 2008

Meravigliosamente – Giacomo da Lentini

Posted by Francesco in Poesia

Meravigliosa – mente

un amor mi distringe

e mi tene ad ogn’ora.

Com’om che pone mente

in altro exemplo pinge

la simile pintura,

così, bella, facc’eo,

che ’nfra lo core meo

porto la tua figura.

 

In cor par ch’eo vi porti,

pinta come parete,

e non pare difore.

O Deo, co’ mi par forte

non so se lo sapete,

con’ v’amo di bon core;

ch’eo son sì vergognoso

ca pur vi guardo ascoso

e non vi mostro amore. Read entire article.

Nov 01 2008

Sospiri

Posted by Francesco in PseudoPoesia

Ecco un’ altra opera della Manicomio ’s production!

Mi raccomando, commentate!

Occhio che ‘l cor rallegri

ove sei?

Pensier tuo

ver’ qui o altro loco?

E questo disio

son io o non son io?

Voce che ‘l cor rallegri

urla

grida

fatti da me sentire

Salvami dal monde atroce

Donami minuto felice

che più di Paradiso allieta

Oct 25 2008

PseudoPoesia

Posted by Francesco in PseudoPoesia

Scrissi questi versi qualche tempo fa, ma li pubblico solo ora.

Poscia ch’io vidi cotanto splendore

in cor mio furia di cavalli guerreggianti.

E questa furia ancor non tace

Possibile ch’ esista sì magnifica creatura?

Ch’io stia delirando?

Più non rimembro di tale guerra

le cagioni.

Mia principessa,

qualunque battaglia per voi

vincerei, ma

perdonatemi se al solo vostro sguardo

tremo.

Perdonatemi se del coraggio

di parlarvi manco.

Perdonatemi se il cor mio

non v’ apro

ho paura di farvi offesa

ho paura di turbarvi.

Perdonate un pover’ uomo

non di certo a vostra altezza

ma che d’ Amor vittima

sogna.

Cosa ne pensate?

Oct 16 2008

Lavandare

Posted by Francesco in Come funziona, Poesia

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero

resta un aratro senza buoi che pare

dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene

lo sciabordare delle lavandare

con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,

e tu non torni ancora al tuo paese!

quando partisti, come son rimasta!

come l’aratro in mezzo alla maggese.

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Aug 10 2008

L’ infinito

Posted by Francesco in Poesia

Tutti noi conosciamo il significato della parola “infinito”, ma se vi chiedessi di descrivere l’ infinito, ci riuscireste?
Si può “rappresentare” l ‘infinito?
Giacomo Leopardi ci dimostra come la poesia renda ciò possibile.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Sono qui, su questa collinetta a me tanto cara, non riesco a scorgere l’ orizzonte. Chissà cosa c’è oltre questa siepe?
Mi siedo ed immagino…
Spazi vasti, sterminati, silenzi sovrumani, pace, quiete, tranquillità, per poco tutto questo non mi spaventa.
Lo stormire delle fronde, mi fa pensare all’ eternità, alle stagioni passate, a quella in corso.
mi lascio andare, perdo ogni consapevolezza…e dolcemente naufrago in questo mare dell’ immensità.