Ecco a grande richiesta il testo-manifesto della poesia comico-giocosa:
Tre cose solamente mi so ’n grado,
le quali posso non ben men fornire:
ciò è la donna, la taverna e ‘l dado;
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.Ma sì me le conven usar di rado,
ché la mie borsa mi mett’al mentire;
e quando mi sovvien, tutto mi sbrado,
ch’i’ perdo per moneta ‘l mie disire.E dico: – Dato li sia d’una lancia!-
Ciò a mi’ padre, che mi tien sì magro,
che tornare’ senza logro di Francia.Trarl’un denai’ di man serìa più agro,
la man di pasqua che si dà la mancia,
che far pigliar la gru ad un bozzagro. Read entire article.
Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco. Read entire article.
S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo;S’i’ fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutt’i cristiani imbrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, ben lo farei:
a tutti tagliarei lo capo a tondo.S’i’ fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i’ fosse vita, non starei con lui:
similemente faria da mi’ madre,S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui. Read entire article.
Meravigliosa – mente
un amor mi distringe
e mi tene ad ogn’ora.
Com’om che pone mente
in altro exemplo pinge
la simile pintura,
così, bella, facc’eo,
che ’nfra lo core meo
porto la tua figura.
In cor par ch’eo vi porti,
pinta come parete,
e non pare difore.
O Deo, co’ mi par forte
non so se lo sapete,
con’ v’amo di bon core;
ch’eo son sì vergognoso
ca pur vi guardo ascoso
e non vi mostro amore. Read entire article.
Ecco un’ altra opera della Manicomio ’s production!
Mi raccomando, commentate!
Occhio che ‘l cor rallegri
ove sei?
Pensier tuo
ver’ qui o altro loco?
E questo disio
son io o non son io?
Voce che ‘l cor rallegri
urla
grida
fatti da me sentire
Salvami dal monde atroce
Donami minuto felice
che più di Paradiso allieta
Scrissi questi versi qualche tempo fa, ma li pubblico solo ora.
Poscia ch’io vidi cotanto splendore
in cor mio furia di cavalli guerreggianti.
E questa furia ancor non tace
Possibile ch’ esista sì magnifica creatura?
Ch’io stia delirando?
Più non rimembro di tale guerra
le cagioni.
Mia principessa,
qualunque battaglia per voi
vincerei, ma
perdonatemi se al solo vostro sguardo
tremo.
Perdonatemi se del coraggio
di parlarvi manco.
Perdonatemi se il cor mio
non v’ apro
ho paura di farvi offesa
ho paura di turbarvi.
Perdonate un pover’ uomo
non di certo a vostra altezza
ma che d’ Amor vittima
sogna.
Cosa ne pensate?
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese.
Tutti noi conosciamo il significato della parola “infinito”, ma se vi chiedessi di descrivere l’ infinito, ci riuscireste?
Si può “rappresentare” l ‘infinito?
Giacomo Leopardi ci dimostra come la poesia renda ciò possibile.
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Sono qui, su questa collinetta a me tanto cara, non riesco a scorgere l’ orizzonte. Chissà cosa c’è oltre questa siepe?
Mi siedo ed immagino…
Spazi vasti, sterminati, silenzi sovrumani, pace, quiete, tranquillità, per poco tutto questo non mi spaventa.
Lo stormire delle fronde, mi fa pensare all’ eternità, alle stagioni passate, a quella in corso.
mi lascio andare, perdo ogni consapevolezza…e dolcemente naufrago in questo mare dell’ immensità.