2010
02.07

Questo non è un saggio.

I saggi scrivono saggi.
E io non sono un saggio. mi presento, piacere: solo il signor Uomo Qualunque.

Vita tranquilla: lavoro-casa-lavoro(forse un po’ monotona, direbbe qualcuno).
mi informo sulla cronaca guardando telegiornali, a volte leggo qualche giornale o rivista.

Ultimamente mi hanno un po’ scioccato i volti degli ” schiavi” di Rosarno.
Oh, scusate ho confuso ” schiavo” con “clandestino”.

Sarà l’età, ma io la differenza non l’ho proprio capita. Sì, lo so che clandestino é quello che non è in regola coi documenti.

Ma mi è sembrato che gli africani di Rosarno fossero prima di tutto schiavi, qualcuno anche clandestino. era da anni che venivano sfruttati da ‘ndrangheta e caporali di turno. Ma nessuno si è lamentato. eppure non era un mistero. È tollerabile trattare un uomo come un robot, usarlo finché serve-gratis-per poi buttarlo? Questo, io lo chiamo razzismo.

Poco tempo fa,un altro caso che destò grande scalpore fu la sentenza della corte di Strasburgo. essa si pronunciò dicendo che il crocifisso andava tolto dalle aule perché contrario alla libertà dei genitori di educare i figli, anche in materia religiosa, come meglio credono.

La sentenza sollevò un fitto polverone, un aspro scontro tra pro e contro crocifisso. Credo che entrambe le parti abbiano fatto solo un gran casino. È emersa in maniera dirompente una paura latente e comune a grosse frange della popolazione. La paura di perdere la propria identità nazionale. Identità culturale. Difenderla è un gesto nobilissimo. È amor di patria. E per la patria i cittadini dovrebbero essere pronte anche all’estremo sacrificio.

Nel mondo globalizzato, aperto-teoricamente-ad ogni cultura, multirazziale e multietnico, tutte le nazioni temono che la propria cultura e le propri tradizioni vengano dapprima sopraffatte dalle ” importate”, per poi essere eliminate.

Questa paura (incitata da una classe politica che come al solito è in grado di strumentalizzare di tutto di più -uccidere per tenere un crocifisso non mi pare testimoni il credere nel messaggio che quel simbolo porta con sé) è forte, ma allo stesso tempo, le reazioni sono immotivate ed inutili.

Cacciare lo straniero non ci salverà.

Per salvare una cultura, bisogna seguire una ricetta ben precisa.

Primo: conoscerla. Bisogna conoscere la cultura che si difende. Siete sicuri di conoscere la vostra cultura e le vostre tradizioni?

Secondo: fare in modo tale che la suddetta culture e le suddette tradizioni continuino a vivere.

Terzo: conoscere altre culture e far conoscere la propria.

Incontro, non scontro.

Non sono un saggio, ma una massima di Socrate, la ricordo: bisogna sempre essere grati al nostro interlocutore.

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2010
01.29

EDITORIALE   |   di Alessandro Portelli
GRAFFITI ROMANI


Sui muri del Museo della Liberazione di via Tasso a Roma, in occasione del 27 gennaio, insieme alla scritta «Olocausto propaganda sionista» più croce celtica è apparsa un’altra scritta anch’essa di ovvia matrice fascista, che dice: «Ho perso la memoria».

Allo stesso modo della vicenda recente del furto della scritta «Arbeit macht frei» ad Auschwitz, questa scritta mi pare un esempio da manuale di come cancellazione della memoria ed eccesso di memoria siano la stessa cosa: uno che si ricorda di avere perso la memoria o che si affanna a farne sparire i segni è uno che la memoria se la porta cucita addosso, non riesce a liberarsene, e nel suo darsi da fare per rimuoverla non fa che richiamarla ossessivamente.
Basterebbe questo per poter dire che la giornata della memoria, con tutto il sovrappeso di liturgie e di cerimonialità che gli si è incrostato addosso, è comunque ancora portatrice di senso. Se non altro, serve a dire a fascisti, nazisti e razzisti che non ci dimentichiamo di loro, di quello che hanno fatto, di quello che stanno facendo e di quello che sono capaci di fare.

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2010
01.01

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Auguri Fede!

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2009
12.24

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2009
12.17

The supreme function of reason is to show man that some things are beyond reason.

Blaise Pascal

Science, from the Latin “scire”, to know.
But how to know? Aristotele talks about “knowledge natural wish”. Where is this desire from?

Stagira’s philosopher bases it on wonder. When do we wonder? Well, when we see something we don’t know, something that makes us know that we don’t know.

After a moment of wonder, doubts begin. Doubt, the essence of that knowledge which is a very hard desire for scientists. Think of Einstein who burnt all his life studying and resolving equations to find the primary cause of the Universe. Would you have stopped him?
At the end, he had repented of his efforts because he had helped the creation of the Atomic bomb, but was it really his fault?

The problem is that there always have been a lot of exploiters in the World:do we need to show our military power? Let’s make the H bomb!

But why this frantic race? Why is it useful to know if the Big Bang existed or not?

Men are different (at least they should be) from animals because of reason.

Often pragmatically useless things start big revolutions that go over the scientific domain:
the heliocentric theory, for example.

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2009
12.16

I’ve just read an article from Scientific American.

It talks about the results of a new research related to multitasking minds.

What is a multitasking mind?

It is a mind able to do multiple tasks at the same time.

Think about you: you’re reading a blog, but it may be that you are listening to music or playing solitaire, reading/writing emails and so on.

The world in which we live has made us become multitaskers: we (teenagers) are the “Generation M.”

You may think that this ability is positive: yes, it can be helpful in lots of situations, but let’s see the results of the research!

Multitaskers encountered a lot of problems in concentrating: they were unable to ignore external “disturbances” from the environment.

Another surprising  finding was that they were also slower than their non-multitasker counterparts in switching rapidly between different tasks.

So we can  say that multitaskers distract more.

Non-multitaskers have a top-down, “proactive” control;

Multitaskers have a bottom-up, “reactive”, control.

In order to better explain these concepts I quote the example published on ScientificAmenrican:

According to the Dual Mechanisms account of control, proposed in 2007 byTodd S. Braver of Washington University St. Louis, Jeremy R. Gray of Yale University, and Gregory C. Burgess of the University of Colorado at Boulder, this sort of breadth-biased, bottom-up control (which they term “reactive”) is particularly good in situations where the environment changes a lot and when the information relevant to a goal isn’t all that reliable. For example, if you are trying to decide whether to carry an umbrella on your walk to dinner, your experience upon stepping outside for a moment might lead to a better decision than any plan you made based on the morning’s weather report. Braver and colleagues also suggest that relying on reactive control helps us develop habits more easily, which help us respond to common situations with greater speed and less effort than top-down control (which they term “proactive”).

I recommend you read the entire article, I found it very interesting!

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2009
11.24

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2009
11.24

Firma l’appello: http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391117

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2009
11.23

Considerata la storia, perché tante guerre?

Domandone da un milione di dollari.

Ben conscio delle mie limitate capacità, tenterò di dare una risposta trattando di quella che credo essere la causa principale dei conflitti moderni (e non solo).

Interessi economici.

Una guerra costa tantissimo. Essa richiede alle casse dello Stato (e, quindi, ai cittadini) sforzi non indifferenti. Crea povertà, ma non solo…

In una guerra non ci sono Stati vincitori.

Tuttavia, se riduciamo la nostra vita a pura fede in Denaro, esistono dei “vincitori”. Tra virgolette. Sto parlando di ristrette oligarchie. I signori della guerra. I proprietari di industrie belliche, tutte quelle aziende legate al business che uccide.
L’ argent fa gola anche alle sale del potere. Forti interessi, forti pressioni. Serve solo una scintilla che inneschi la reazione.

Si noti il fatto che finora non ho parlato di popolo.
Il popolo che paga, che pensa, che decide chi mandare al governo, il popolo potrebbe impedire la guerra.

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2009
11.20

Nota: l’articolo è stato scritto in ottobre.Fa parte della tradizione “compiti”

“Non è detto che l’intollerante, accolto nel recinto della libertà, capisca il valore etico del rispetto delle idee altrui. Ma è certo che l’intollerante escluso non potrà mai diventare un leale osservatore della tolleranza […]

Norberto Bobbio

Tolleranza, intolleranza, tolleranti, intolleranti.
Tollerare…Credo derivi dal latino.
Ah ecco: fero, fers, tuli, latum, ferrre.Verbo politematico. Trovato. Significa sopportare.
Siccome l’italiano deriva dal latino, tollerare equivale a sopportare.

Si può sopportare un peso, il caldo, il freddo, qualunque cosa arrechi fastidio.
Ma, tollerare omosessuali, immigrati…come è possibile?
Sopportare modi di vivere diversi dai propri.
Sopportare chi ha diversi inclinazioni sessuali.
Sopportare il non italiano (o non Padano, per Bossi).
Sopportare diverse idee.
Sopportare il fatto che altri vivano.
Ma, perché “sopportare”? Quale fastidio ci creano?

É evidente quanto sia grave il fatto stesso di avere nel nostro vocabolario il termine “tollerare”.
Tolleranza ed intolleranza ci fanno capire che la libertà non esiste.

Questa la realtà dei fatti: non ci resta, quindi, che utilizzare, seppur a malincuore, queste parolacce.
“Ogni uomo nasce libero” diceva Locke. Purtroppo sbagliava.

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