02.07
Questo non è un saggio.
I saggi scrivono saggi.
E io non sono un saggio. mi presento, piacere: solo il signor Uomo Qualunque.
Vita tranquilla: lavoro-casa-lavoro(forse un po’ monotona, direbbe qualcuno).
mi informo sulla cronaca guardando telegiornali, a volte leggo qualche giornale o rivista.
Ultimamente mi hanno un po’ scioccato i volti degli ” schiavi” di Rosarno.
Oh, scusate ho confuso ” schiavo” con “clandestino”.
Sarà l’età, ma io la differenza non l’ho proprio capita. Sì, lo so che clandestino é quello che non è in regola coi documenti.
Ma mi è sembrato che gli africani di Rosarno fossero prima di tutto schiavi, qualcuno anche clandestino. era da anni che venivano sfruttati da ‘ndrangheta e caporali di turno. Ma nessuno si è lamentato. eppure non era un mistero. È tollerabile trattare un uomo come un robot, usarlo finché serve-gratis-per poi buttarlo? Questo, io lo chiamo razzismo.
Poco tempo fa,un altro caso che destò grande scalpore fu la sentenza della corte di Strasburgo. essa si pronunciò dicendo che il crocifisso andava tolto dalle aule perché contrario alla libertà dei genitori di educare i figli, anche in materia religiosa, come meglio credono.
La sentenza sollevò un fitto polverone, un aspro scontro tra pro e contro crocifisso. Credo che entrambe le parti abbiano fatto solo un gran casino. È emersa in maniera dirompente una paura latente e comune a grosse frange della popolazione. La paura di perdere la propria identità nazionale. Identità culturale. Difenderla è un gesto nobilissimo. È amor di patria. E per la patria i cittadini dovrebbero essere pronte anche all’estremo sacrificio.
Nel mondo globalizzato, aperto-teoricamente-ad ogni cultura, multirazziale e multietnico, tutte le nazioni temono che la propria cultura e le propri tradizioni vengano dapprima sopraffatte dalle ” importate”, per poi essere eliminate.
Questa paura (incitata da una classe politica che come al solito è in grado di strumentalizzare di tutto di più -uccidere per tenere un crocifisso non mi pare testimoni il credere nel messaggio che quel simbolo porta con sé) è forte, ma allo stesso tempo, le reazioni sono immotivate ed inutili.
Cacciare lo straniero non ci salverà.
Per salvare una cultura, bisogna seguire una ricetta ben precisa.
Primo: conoscerla. Bisogna conoscere la cultura che si difende. Siete sicuri di conoscere la vostra cultura e le vostre tradizioni?
Secondo: fare in modo tale che la suddetta culture e le suddette tradizioni continuino a vivere.
Terzo: conoscere altre culture e far conoscere la propria.
Incontro, non scontro.
Non sono un saggio, ma una massima di Socrate, la ricordo: bisogna sempre essere grati al nostro interlocutore.